-::Gharlic Heimli::-

Informazioni

Questo sito internet, démodé nella sua ingenua volontà di rimanere un contenitore di testo, nato in epoca Web 1.0, e concettualmente lì forse è rimasto come un fossile vivente, esiste oggi perché non ci è mai dispiaciuto scrivere, il che giustifica anche l'esistenza di questa pagina.

Una storia che non importa leggere

Ye Olde Gharlic Heimili
Ye Olde Gharlic Heimli

La storia di -::Gharlic Heimli::- nasce ufficiosamente nel 2003 su un PC AMD K6 equipaggiato di Office 2000 Premium e del magico Frontpage come risposta alla necessità di un piccolissimo di spazio web su cui hostare qualche immagine, forse qualche leggero file di testo per alcuni lavori di traduzione amatoriale di videogame. Il sito era hostato da Xoom.it, che offriva in quegl'anni spazio gratis (50MB!) agli iscritti, ed è rimasto parcheggiato lì, e sostanzialmente inutilizzato, fino al 2007 inoltrato, anno in cui viene ritrovato fortunosamente e dunque prontamente salvato dal sicuro oblio ribattezzandolo Ye Olde Gharlic Heimili.

Gharlic Heimili 1.0
-::Gharlic Heimli::- 1.0

Nel frattempo su Lycos spunta fuori il primo vero e proprio -::Gharlic Heimli::-. Infastidito dai vistosi banner pubblicitari obbligatori, presto si trasferisce su Altervista. Il regolamento di Altervista vietava di registrare spazio web senza realizzare un sito internet quindi impiegato il fidato Frontpage, che al momento era arrivato alla sesta ed ultima versione, viene assemblato il -::Gharlic Heimli::- 1.0, rigorosamente con uno sfondo diverso per ogni pagina, talvolta scritte nere su sfondo blu, qualche GIF animata in qua e in là e nella homepage dell'ottima musica MIDI d'accompagnamento in loop. Gli Anni Novanta non se ne erano mai andati.

Ma il tempo scorre, il Web 2.0 trasforma l'internet da una biblioteca giocosa a zibaldone della cosiddetta generazione blog, nascono i social network, i forum iniziano ad entrare in crisi come i newsgroup prima di loro. La tecnologia permette a chiunque non sapesse nemmeno piazzare due frame con Frontpage di ritagliarsi un angoletto e potersi esprimere. La febbre del blog ci contagia senza pietà e con maggiore spietatezza il bagno di realtà conseguente distrugge ogni ambizione: non avevamo talento per scrivere inni generazionali ed eravamo troppo vecchi per morire giovani come preteso dallo stereotipo del poeta maledetto.

Gharlic Heimili 2.0
-::Gharlic Heimli::- 2.0

Parallelamente a tutto questo, un sito totalmente inutilizzabile come il precedente, viene completamente ridisegnato impiegando ancora strutture antiquate come le tabelle, ma con colorazioni omogenee tra una pagina e l'altra. Nel 2010 -::Gharlic Heimli::- 2.0 si trasferisce su un suo dominio. Dopo circa un anno, pensionato meritatamente Frontpage, con una nuova versione del sito si tenta di rispettare gli standard del W3C, di impiegare fogli di stile e PHP, senza alcuna pretesa di definirsi web designer, ma senza volersi appoggiare a nessun CMS già pronto, quasi a voler testare qui le cose imparate sui linguaggi di programmazione web, ma con la reale motivazione di poter avere la massima flessibilità possibile.

Gharlic Heimili 3.0
-::Gharlic Heimli::- 3.0

Il -::Gharlic Heimli 3.0::- resta online per circa dieci anni. I contenuti presenti sull'originale -::Gharlic Heimli::- 1.0 vengono ripresi e ampliati. La sezione dedicata ad Inki e al Minah Bird, una serie di corti animati della Warner Bros. anni '30-'40 rimane sostanzialmente identica. Per qualche ragione la pagina con la nostra collezione di videogiochi viene inclusa, anche se ad oggi letteralmente triplicata.

Ma il fiore all'occhiello di questo piccolissimo website resta il museo delle avventure LucasArts che nasce con gli esemplari in nostro possesso ma che poi si espande a tal punto da diventare una sorta di vademecum per il collezionista. Il museo dà poi il via al progetto ben più esteso di museo dei videogame italiano, poi trasferitosi sulle pagine di OldGamesItalia.net.

Dopo una ventina d'anni di storia assolutamente minore, per non dire insignificante, il -::Gharlic Heimli::- resta un progetto aperto, talmente aperto che conta più sezioni abortite che funzionanti, ma che sarebbe ovviamente un peccato non esistesse, anche in virtù di quanto poco consuma e di quanto poco sporca.